J. EDGAR
Proiezioni
- Martedì 21/02 ore 21:30 - intero 5.00€ - ridotto 3.50€
- Mercoledì 22/02 ore 21:30 - intero 5.00€ - ridotto 3.5O€
- Venerdì 24/02 ore 20:30 - ingresso unico 3.5O€
- Sabato 25/02 ore 20:00 - intero 5.00€ - ridotto 3.5O€
- Domenica 26/02 ore 21:30 - intero 5.00€ - ridotto 3.5O€
Trama:
J. Edgar Hoover durante la sua vita divenne l'uomo più potente di tutta l'America. Come capo dell'FBI per circa 50 anni, non si fermò davanti a nulla pur di proteggere il suo Paese. Passando attraverso 8 Presidenti e tre guerre, Hoover si è lanciato in una guerra contro minacce sia vere che immaginarie, infrangendo spesso anche le regole per proteggere i suoi concittadini. I suoi metodi erano spietati ed eroici e ricevere l'ammirazione del mondo era quello a cui teneva di più. Hoover è stato un uomo che dava grande valore ai segreti - in particolare a quelli degli altri - e non ha avuto paura di usare quelle informazioni per esercitare la sua autorità sui leader più importanti della nazione.
Consapevole che la conoscenza è potere e che la paura crea le opportunità, ha usato entrambe per ottenere una influenza senza precedenti e per costruirsi una reputazione formidabile ed intoccabile. Era molto schivo nella sua vita privata quanto in quella pubblica, permettendo solo ad un ristretto gruppo di persone di far parte della sua vita. Il suo collaboratore più stretto, Clyde Tolson, era anche uno dei suoi amici più cari. La sua segretaria, Helen Gandy, che probabilmente è stata la persona a lui più vicina e al corrente di tutte le sue attività, gli è rimasta fedele fino alla fine…e oltre. Solo la madre lo lascerà, lei che era stata la più grande ispirazione e coscienza. La sua morte avrà un effetto devastante su di lui, il figlio che ha cercato eternamente il suo amore e la sua approvazione.
Recensioni:
Giona A. Nazzaro – FilmTv Una seduta spiritica, ecco cos'è J. Edgar, ennesimo capolavoro dell'autunno eastwoodiano. Il grande libro dei morti di Clint s'arricchisce di una pagina fondamentale. Una pagina che affronta di petto il cuore di tenebra che ha dato vita a Dirty Harry. J. Edgar è l'archeologia della violenza americana. Eastwood, però, è attentissimo a non ridurre il discorso su Hoover a mero gioco di rimandi interno alla sua mitologia cinematografica. Il film, infatti, è soprattutto la rievocazione della creazione di uno stato poliziesco. In una vertigine nella quale la memoria si ripiega su stessa, dove la verità diventa indistinguibile dalla realtà, il gesto filmico di Eastwood tocca vette d'inaudita libertà. Il gioco con le maschere dell'età, il riflesso del tempo scrutato nello scorrere del cinema, l'attualità ridotta a un'ossessione del controllo, i dossier come strumento per fermare il tempo, processo questo che inaugura l'era dell'informazione. Eastwood, come sempre, chiamando alla sua tavola i morti, non può che parlare del presente, dell'oggi.
Roberto Silvestri - Il Manifesto Nel 1993 il programma televisivo Frontline (il Report della tv commerciale Usa) raccontò cos'era il «metodo J. Edgar Hoover». Come cioè un funzionario pubblico non corrotto e irreprensibile, ossessionato da ogni forma, anche nel look, di ordine borghese e dalla religione della sicurezza, creatore del 1924 dell'Fbi, era riuscito a tenere sotto controllo il paese per mezzo secolo costruendo, perfezionando (e socializzando il sistema in tutti i paesi amici della democrazia liberale per eccellenza) un'efficiente «macchina del fango», capace di colpire a forza di dossier più falsi che veri chiunque desse fastidio all'american way of life, dai wobblies ai comunisti, dal Kkk ai nazisti dell'Illinois, dai gangster ai Black Panthers, dai Kennedy alle «anarchiche Jean Seberg e Jane Fonda» dall'«ipocrita Martin Luther King» ai politici, agli scrittori, ai quarterback estremamente strani come Joe Namath, ai sacerdoti e alle rock star troppo radicali, sia di estrema destra che di estrema sinistra (Jimi Hendrix e la sua stranissima morte per overdose), ma spesso (durante il maccartismo) anche fastidiosamente liberal, noi diremmo oggi di «centro sinistra».
Regia: Clint Eastwood
Genere: Drammatico, biografico
Durata: 136'
Paese (anno): USA (2011)
La sala cinematografica del Bloom: un gioiellino tutto rosso..
Megasale, multisale, fantasale. Prenotazioni da casa, selezione all'ingresso. 1000 posti, tutti numerati, tutti a sedere. Effetti visivi, effetti olfattivi, effetti termici.
Schermi giganti, schermi avvolgenti. Dolby, stereo digitale. Occhiali 3D, fibre ottiche. Poltrone ergonomiche, poltrone doppie. Poggiapiedi regolabili, braccioli porta bevande. Foyer di marmo rosa, tappeti di velluto blu.
Maschere strafighe, bigliettai in giacca e cravatta. Bibite giganti, bibite macrobiotiche, bibite analcoliche. Noccioline, pop-corn salati, pop-corn dolci.
Prime, anteprime, primissime. Quaranta minuti di pubblicità.. e poi un film di merda?!?
Se invece pensate che destra e sinistra non siano la stessa cosa.
Se sostenete che Hollywood non sia tutto il cinema del mondo. Se le differenze vi incuriosiscono e il diverso non vi fa paura perchè credete che siano le cose e le persone diverse a generare la bellezza del mondo, ecco, allora provate BloomCinema: film indipendenti (ma non solo), film di qualità, corti d'autore, documenti filmati, rassegne, incontri con i registi.
BloomCinema: una birra, un film e settantadue poltroncine. Tutte rosse.