UN GELIDO INVERNO
Proiezioni
- Martedì 31/05 ore 21:30 - € 4,50/3,50
- Mercoledì 01/06 ore 21:30 - € 4,50/3,50
- Giovedì 02/06 ore 20:30 - € 4,50/3,50
- Venerdì 03/06 ore 20:30 - € 3,00
- Sabato 04/06 ore 20:30 - € 4,50/3,50
- Domenica 05/06 ore 21:30 - € 4,50/3,50
TRAMA
La vicenda di Ree Dolly, una ragazza di sedici anni molto determinata che vive nelle Ozark Mountains – la regione montuosa tra il Missouri e l'Arkansas – e che si occupa della madre, psichicamente sofferente, e dei due fratelli più piccoli. La situazione si complica quando scopre che la loro casa e la loro terra sono state impegnate dal padre, uno spacciatore, per pagare la cauzione ed essere messo in libertà, tranne poi non essersi presentato di fronte alla corte per l'udienza. Rae ha così solo una settimana per ritrovare il padre prima di perdere tutto quel poco che la sua già disastrata famiglia ha.
RECENSIONI
Premio della Giuria al Sundance 2010, massimo riconoscimento al Torino Film Festival dello stesso anno, quattro nomination all'Oscar 2011... Ci sarebbe da pensare a Un gelido inverno (l'originale Winter's Bone significa "freddo nelle ossa") come al tipico prodotto da festival, un po' ruffiano... E invece no: è un'opera sorprendente, qualcosa di insolito nel cinema americano contemporaneo. Un film ancorato alla propria radice letteraria (il libro omonimo di Daniel Woodrell, edito da Fanucci, è consigliatissimo), capace però di trascendere la pura narrazione per estendersi a un'idea di estetica. Il freddo che diventa immagine. Il colore delle ossa che impregna l'aria (la regista Debra Granik, bravissima, viene dalla fotografia). Il microcosmo di Ree è senza tempo, sospeso in un eterno fluire; solo le macchine parlano chiaramente di modernità, per il resto potremmo essere nel 1862 o nel 1978, senza differenze. E ancora più lucido è il rovescio della medaglia: la certezza che una miseria sociale ottocentesca possa essere la stessa dell'America di Obama, con i reclutatori dell'esercito nelle scuole, oggi per mandare i ragazzi in Afghanistan, l'altro ieri per combattere contro gli odiati yankee. In questo scenario, l'odissea di una donna poco più che bambina assume connotati mitici. Raggiunge una sorta di Ade (l'acquitrino gelido dove riposano gli amabili resti...) mentre intorno a lei si agitano i fantasmi né domi né pacificati di un mondo selvaggio e western, a un passo dalle rappresentazioni horror di Rob Zombie. Come la coetanea Mattie di Il Grinta, ma con un senso del tragico che alla ragazzina dei fratelli Coen manca del tutto. di Mauro Gervasini filmtv
C' è un'America ignota agli stessi americani, raramente raccontata dal cinema, i cui aspri e desolati paesaggi e i volti miserevoli dei suoi abitanti abbiamo conosciuto attraverso le fotografie scattate da Walker Evans ai tempi della Depressione, ed è quella che adesso, grigia, ruvida, minacciosa e crudele, domina Un gelido inverno, il memorabile film di Debra Granik, girato in digitale e costato niente, 2 milioni di dollari, candidato a quattro Oscar (miglior film, miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura non originale), e che ha già vinto il Sundance Festival, molto attento a questo cinema ultraindipendente e austero. di Natalia Aspesi La Repubblica
Un film memorabile, secco come una scudisciata e toccante come una ballata popolare. Questo è Un gelido inverno, americano e indipendente, candidato a quattro Oscar, girato in digitale con meno di due milioni dollari, molto premiato al Sundance Festival di Robert Redford. Non è una storia allegra, non si ride mai, si parla di indigenza rurale, di famiglie spezzate, e il titolo italiano, ripreso pari pari da quello del romanzo di Daniel Woodrell edito da Fanucci, addolcisce inutilmente il senso dell'originale, che recita: Winter's Bone, ossa d'inverno. di Michele Anselmi Il Riformista
Cast: Jennifer Lawrence, John Hawkes, Ashlee Thompson, Valerie Richards, Kevin Breznahan, Dale Dickey, Shelley Waggener, Garret Dillahunt, William White, Lauren Sweetser, Tate Taylor
Regia: Debra Granik
Genere: Drammatico
Durata: 100'
Paese (anno): USA (2010)
La sala cinematografica del Bloom: un gioiellino tutto rosso..
Megasale, multisale, fantasale. Prenotazioni da casa, selezione all'ingresso. 1000 posti, tutti numerati, tutti a sedere. Effetti visivi, effetti olfattivi, effetti termici.
Schermi giganti, schermi avvolgenti. Dolby, stereo digitale. Occhiali 3D, fibre ottiche. Poltrone ergonomiche, poltrone doppie. Poggiapiedi regolabili, braccioli porta bevande. Foyer di marmo rosa, tappeti di velluto blu.
Maschere strafighe, bigliettai in giacca e cravatta. Bibite giganti, bibite macrobiotiche, bibite analcoliche. Noccioline, pop-corn salati, pop-corn dolci.
Prime, anteprime, primissime. Quaranta minuti di pubblicità.. e poi un film di merda?!?
Se invece pensate che destra e sinistra non siano la stessa cosa.
Se sostenete che Hollywood non sia tutto il cinema del mondo. Se le differenze vi incuriosiscono e il diverso non vi fa paura perchè credete che siano le cose e le persone diverse a generare la bellezza del mondo, ecco, allora provate BloomCinema: film indipendenti (ma non solo), film di qualità, corti d'autore, documenti filmati, rassegne, incontri con i registi.
BloomCinema: una birra, un film e settantadue poltroncine. Tutte rosse.