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IN UN MONDO MIGLIORE

IN UN MONDO MIGLIORE

Proiezioni

Trama

Tra i giovani Elias e Christian c'è un'amicizia forte e straordinaria. La solitudine, la fragilità e il dolore, però, sono in agguato e presto l'amicizia si trasformerà in una pericolosa alleanza e in un inseguimento mozzafiato in cui saranno in gioco la vita stessa e la credibilità di un padre.

Recensioni

La vendetta è un classico al cinema: adoriamo vedere qualcuno che si prende la rivincita su chi l'ha fatto soffrire. Susanne Bier affronta di petto il tema, ma lo fa alla sua maniera, rovesciando in dilemma morale il racconto sull'uso della violenza, suggerendo - per questo c'è chi ha parlato di colpi sotto la cintura - che le cose cambiano rispetto ai luoghi in cui avvengono e non puoi farci niente. Anton, medico onesto e pacifico, si divide tra la linda Danimarca, dove vive la sua famiglia, e un non ben identificato paese africano (il Sudan s'è sentito offeso), dove cura povera gente terrorizzata da bande di predoni islamici. Intanto scopriamo che suo figlio Elias è vessato dai compagni di scuola, in modi sempre più odiosi. Per fortuna c'è Christian a dargli una mano: furente per aver perso la madre e in pessimi rapporti col padre, il ragazzino sistema il bullo più aggressivo e diventa quasi un modello per il docile Elias. Ma la vendetta esige un tributo sempre più alto di sangue, e non sarà facile per Anton, che non è vigliacco e tuttavia così appare al figlio, scegliere come comportarsi in due frangenti altamente simbolici. Reagire a un meccanico danese razzista e manesco? Salvare dalla cancrena un brigante africano turpe e stupratore? In un mondo migliore tutto ciò non dovrebbe accadere. Il film, teso e ben recitato, allarmante nella progressione degli eventi, preciso nel mettere a fuoco i destini dei personaggi, ci ricorda che neanche il mondo "civilizzato", del benessere diffuso, sa gestire la rabbia che cova sotto la superficie. C'è del marcio, non solo in Danimarca.
Da Il Riformista, 11 dicembre 2010 Michele Anselmi

Al di là della vita. Ancora elaborazione del lutto (Noi due sconosciuti), ritorni a casa (Dopo il matrimonio) e un cinema di open hearts. Con effetti post Festen sempre accesi nel mostrare l'inferno familiare, anche se Susanne Bier ha rotto e frantumato da tempo barriere geografiche (il campo profughi in Africa). In un mondo migliore è un film nel nome del padre, di adolescenze difficili, di ruoli e identità sul punto di smarrirsi. Lo sguardo della cineasta è ancora più grandiosamente impetuoso che in passato ma ci si mette un po' a entrarci dentro, a causa di alcuni passaggi macchinosi e residui kammerspiel con dialoghi che esplicitano ombre di Dreyer e Bergman («Tu la volevi morta» dice il figlio al padre). Si libera però definitivamente da ogni traccia Dogma e con la macchina a mano cattura respiri, innesca tensioni che si attaccano sulla pelle come nella scena in officina o negli istanti precedenti all'esplosione di un furgone. Dentro ogni inquadratura c'è un concentrato potentissimo di violenza e rabbia, segni di un melodramma fisico che ti prende a cazzotti senza avvertirti. Ma che all'improvviso cambia luce, nel segno di una riconciliazione che ha le forme del miracolo.

di Simone Emiliani, Filmtv

Cast: Mikael Persbrandt, Wil Johnson, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Camilla Gottlieb, Eddie Kihani, Emily Mglaya, Satu Helena Mikkelinen

Regia: Susanne Bier

Genere: Drammatico

Durata: 113'

Paese (anno): Danimarca (2010)

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