LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
Proiezioni
- Martedì 30/11 ore 21:30 - € 4,50/3,50
- Mercoledì 01/12 ore 21:30 - € 4,50/3,50
- Giovedì 02/12 ore 20:30 - € 4,50/3,50
- Venerdì 03/12 ore 20:30 - € 3,00
- Sabato 04/12 ore 20:30 - € 4,50/3,50
- Domenica 05/12 ore 21:30 - € 4,50/3,50
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Martedì 09/08 ore 20:45
Rassegna: USCIAMO AL CINEMA (Sesto San Giovanni)
Trama
Mattia (Luca Marinelli) e Alice (Alba Rohrwacher) sono due ragazzi la cui vita è stata segnata in gioventù da fatti tragici. Lei è rimasta zoppa in un incidente sciistico, lui ha perso - con gravi responsabilità - la sorellina autistica. Si conoscono al liceo dove uniscono le loro solitudini e proseguono in una forma di amicizia nel corso degli anni e attraverso varie e complesse vicende.
Il regista
Inizialmente, ha meritato la nostra attenzione affrontando il nodo israeliano-palestinese con crudezza e senza demagogia. Poi, con stile e originalità, ha continuato il suo percorso, bello e intenso, di stregare lo spettatore con film definiti dalla critica italiana "fuori dal mondo", passando a osservare quei dibattiti teologici che spingono l'individuo a prendere posizione e coscienza sulla propria vita e sulle sue scelte. Anche sceneggiatore, Costanzo è un regista che gioca con i dettagli e i particolari, con l'importanza delle dimensioni spaziali e temporali per creare atmosfera, giostrando la propria maturità espressiva e una padronanza narrativa di prim'ordine.
Recensioni
Il gioco dei bambini nel teatro degli orrori. Mattia e la gemella Michela, disabile. Alice e il padre rampante, la madre depressa. Lui abbandona la sorella in un parco vicino al Po. Nessuno la ritroverà più. Lei è vittima di un grave incidente sugli sci e resta zoppa. Adolescenti, si sfiorano a scuola e a modo loro si piacciono, ma sono appunto come i numeri primi "gemelli": vicini ma mai abbastanza per toccarsi. L'11 e il 13 di questa storia, liberamente tratta dal bestseller di Paolo Giordano, sono due bambini, poi ragazzi, poi adulti, che riflettono nel e sul proprio corpo il senso di colpa e il disagio che si portano addosso. Cirenei di un dolore cupo e inesprimibile, se non attraverso le lacerazioni che Mattia si procura sulle braccia, sul torace, o l'anoressia di Alice, che mangia e vomita, le dici che è magra e risponde «no, normale». Normale: una parola che in un film con dialoghi scarni, praticamente assenti negli ultimi 20 minuti, echeggia più volte nei discorsi di padri e madri speculari, mostri e vittime, vittime e mostri. Magnifica, inquietante Isabella Rossellini (mamma di Mattia), nei confronti della quale Clara Calamai in Profondo rosso pare Madre Teresa. Il vero colpo di genio del regista è stato quello di raccontare la solitudine dei suoi numeri primi nonostante il romanzo, trasformandolo in qualcosa di diverso. Un horror tra il Kubrick di Shining e L'uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento (di cui torna, ossessiva, angosciante, la musica). L'horror come genere politico, il solo che possa rappresentare la levatrice per antonomasia di traumi e fobie, vale a dire la famiglia, quella che costringe Pollicino e i suoi fratellini a perdersi nel bosco. Ci sono il pagliaccio cattivo e la strega che manipola il dolore e la diversità (l'amica Viola), la matrigna e il padre orco, la musica dei Goblin (formidabile l'inizio del film) e quella insinuante di Mike Patton dei Faith No More; le scenografie di Antonello Geleng (Cannibal Holocaust, Paura nella città dei morti viventi) e soprattutto lo sguardo, ora barocco, ora essenziale, di Saverio Costanzo. Un altro cinema, finalmente.
di Mauro Gervasini FilmTV
Sicuramente i fan di un libro che nel 2008 vinse sia il Premio Strega che il Campiello sono accorsi in massa incuriositi dalla sua trasposizione cinematografica. La storia raccontata nel film che Costanzo ha scritto con Paolo Giordano è la stessa del libro, cambia il modo di raccontarla, il regista non segue la linearità diegetica dei fatti ma procede per accumulo tra le azioni del presente e i ricordi del passato e lo stile sceglie le atmosfere piene di suspense del thriller psicologico per indagare gli stati affettivi più profondi dei due protagonisti. (...)Costanzo avverte la necessità d'impregnare la materia del film del dolore che segna l'esistenza dei protagonisti. Tutto ruota intorno all'esigenza di dare corpo a questo dolore. Ma gli elementi che utilizza, colonna sonora potente e suggestiva, immagini cupe e atmosfere rarefatte, seppur con maestria, non bastano a far partecipare fino in fondo chi guarda del dramma "orrorifico" dei protagonisti. Solo alla fine del film quando Alice appare smagrita e piagata dall'anoressia e la cinepresa indugia sulla sua schiena scheletrica il regista riesce a trasmettere un disagio partecipe di quel dolore muto e profondo. Peccato che la macchina da presa si ritragga troppo presto e Costanzo non rischi quella profondità che sia in Private che In Memoria di me gli ha consentito di fondere alla maestria formale la potenza dei contenuti.
di Alessia Mazzenga Terra
Angoscioso dramma sull'infelicità che Saverio Costanzo ha tratto con passione e qualche libertà dal bestseller di Paolo Giordano. A Torino s'incontrano al liceo i timidi e sfigati Alice e Mattia, vittime di insopportabili tormenti. L'una per colpa di un padre autoritario, l'altro per un'imprudenza da bimbo. Riusciranno ad amarsi? Il film li insegue fra troppi flashback dagli anni '80 a oggi, affidando ciascuno a tre diversi attori. Peccato che, a differenza di Luca Marinelli, Alba Rohrwacher (perché mostrarcela nuda?) non somigli per niente all'interprete dell'adolescenza.
di Massimo Bertarelli Il Giornale
Cast: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Isabella Rossellini, Filippo Timi
Regia: Saverio Costanzo
Genere: drammatico
Durata: 118'
Paese (anno): Italia, Francia, Germania (2010)
La sala cinematografica del Bloom: un gioiellino tutto rosso..
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Prime, anteprime, primissime. Quaranta minuti di pubblicità.. e poi un film di merda?!?
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