PERDONA E DIMENTICA
Proiezioni
- Martedì 26/10 ore 21:30 - € 4,50/3,50
- Mercoledì 27/10 ore 21:30 - € 4,50/3,50
- Giovedì 28/10 ore 20:30 - € 4,50/3,50
- Venerdì 29/10 ore 20:30 - € 3.00
- Sabato 30/10 ore 20:30 - € 4,50/3,50
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Domenica 31/10 ore 21:30 - € 4,50/3,50
al termine Disco Halloween! Entrano gratis disco vampiri, fantasmi del rock'n'roll,mummie funky house.
Trama
Sono passati dieci anni da quando la famiglia Jordan è andata in frantumi e ancora molte cose non sono andate a posto. Joy scopre che suo marito Allen non è proprio guarito dal particolare "male" che lo affligge e se ne va, cercando consolazione e consiglio dalla propria madre e dalle sorelle Trish e Helen. La prima incontra Harvey, un divorziato solitario giunto al pensionamento, e spera che un nuovo uomo in casa possa portare stabilità alla sua fragile famiglia; Helen invece si sente immolata sia alla famiglia sia al suo successo a Hollywood. La loro madre, Mona, non riesce a liberarsi dal rancore che prova nei confronti degli uomini mentre Bill, l'ex marito di Trish, appena rilasciato dal carcere, tenta strenuamente di ristabilire il contatto con il figlio Billy.
Il regista
Autore scomodo e mal distribuito nel nostro paese, l'americano Todd Solondz si distingue per il suo sguardo cinico e spietato sulle contraddizioni ed il bigottismo della piccola borghesia americana fin dalla sua opera prima, Fuga dalla scuola media, premiata al Sundance Film Festival nel 1996. Dopo questa "tragicommedia" dai toni angoscianti sulla triste quotidianità di un'undicenne emarginata e derisa dai compagni di scuola, nel 1998 Solondz apre la strada al filone di "smascheramento del sogno americano" (che in American Beauty troverà la sua versione politicamente corretta) con le storie di vita di Happiness, ambientato nel New Jersey, "Garden State" fatto di prati verdi e iperrealistiche villette a schiera in cui si nascondono vicende di pedofilia, abusi sessuali e frustrazione.
Questi stessi temi vengono portati avanti nel meno riuscito Storytelling (2001), diviso in due episodi poco organici ambientati in un mondo di adolescenti sfruttati sessualmente ed eticamente. Nel suo ultimo Palindromes (2004), Solondz narra il desiderio di rimanere incinta di una dodicenne dal nome palindromo (Aviva), interpretata (come in Quell'oscuro oggetto del desiderio di Buñuel) da attori fisicamente diversissimi tra loro: quattro ragazzine, un ragazzo dodicenne, una bambina di sei anni e due donne adulte, come a voler ritrarre tutti i volti di un'America grottesca in decomposizione.
Recensioni
Perdona e dimentica sta in piedi con le proprie gambe. Il registro ironico domina sul patetico e ci distacca dal dolore di personaggi intrappolati in una saga famigliare perversa, facendo emergere così una visione disincantata del mondo, più vera del vero nel suo raccontare l'inenarrabile. FilmTv
La felicità o la vita nel tempo della guerra, Life during wartime (concorso), ovvero i pericoli di una memoria senza limiti che impedisce di andare oltre, in un altro futuro. Todd Solondz, regista indipendente, oltraggioso e malinconico columnist politico dell'America, torna sui luoghi di Happiness (1998) dieci anni dopo, lì dove aveva lasciato i suoi orrori quotidiani dietro «little box», le casette a schiera color pastello cantate da Pete Seeger, e dove si annidano padri modello con il virus di Humbert Humbert. di Mariuccia Ciotta Il Manifesto
Come sopravvivere se papà è un pedofilo, se il primo amore si è ucciso e il secondo pure, se nella stanza del bambino ci sono solo foto di aerei da guerra (e un allegro festone che corre lungo le pareti con sagome di caccia e bombardieri)? Come tirare avanti se il più banale gesto d'amore può essere scambiato per un crimine, le madri mentono ai figli ("Volevo solo che crescessi felice pensando che papà era morto"), gli uomini non sanno più parlare alle donne e viceversa, mentre i piccoli post-11 settembre confondono pedofilia e terrorismo? Stile minimal, problemi giganteschi, Todd Solondz è uno dei pochi grandi narratori dei nostri tempi feriti.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero
Perdonare e non dimenticare, oppure dimenticare e non perdonare, o non dimenticare, non perdonare? Life during wartime, la vita in tempo di guerra (girato in digitale, in concorso), è uno di quei film che trasformano il pozzo delle nostre silenziose disperazioni in commedia, che ci fanno ridere dello specchio in cui non vogliamo guardarci, perché riflette segrete inadeguatezze, sconfitte, sensi di colpa, ossessioni di tanti. La guerra di cui Solondz parla non è quella in Iraq, in Afghanistan che, dice, «non hanno scalfito la vita delle agiate comunità americane, tanto nessuno dei loro componenti, se non qualche fanatico, ci va». È la guerra dei sentimenti che si corrompono, dei rapporti che non si realizzano, del proprio senso di estraneitàe incompletezza. «Il cinema affronta certi temi sconvolgenti demonizzandoli, in modo consolatorio, perché alla fine lo spettatore si senta bene, dalla parte giusta, intaccabile dall' errore e dal peccato. Io penso invece che il male, o l' infelicità nascosta, ci riguardino tutti». Pubblico e critica lo hanno attaccato per un suo film angoscioso e scandaloso che ci costringe a ridere, Happiness, in cui la pedofilia viene raccontata quietamente, addirittura da un padre pluriviolentatore di bambini al figlio dodicenne che lo ama e piange. (…) Life during wartime è, dieci anni dopo, il seguito di Happiness, con gli stessi personaggi ma attori diversi. (…) Nulla cambia nella vita di ognuno, perché la vita cambia raramente, e tutti tornano a essere soli, come se ogni incontro e tutto quel fluire di parole fosse stato inutile. Non si può dimenticare, non si può perdonare. Ma Timmy, quello che crede che anche i terroristi abbiano un' anima, invece vuole dimenticare e perdonare: «Mio papà non era un pedofilo», dice il giorno del suo Bar-mitzvah, «adesso sono grande, sono un vero uomo: e so che è mio padre che voglio». Dice Solondz: «Immagino che questo finale susciterà scandalo: mi piacerebbe invece che la gente lo accogliesse con turbamento e il bisogno di riflettere sulla natura dei sentimenti più profondi anche dove li si vuole negare».
Natalia Aspesi, La Repubblica, 4 settembre 2009
Cast: Shirley Henderson, Ciaran Hinds, Ally Sheedy, Allison Janney, Paul Reubens, Chris Marquette, Charlotte Rampling, Michael K. Williams, Gaby Hoffmann, Renee Taylor
Regia: Todd Solondz
Genere: drammatico
Durata: 96'
Paese (anno): Usa (2009)
La sala cinematografica del Bloom: un gioiellino tutto rosso..
Megasale, multisale, fantasale. Prenotazioni da casa, selezione all'ingresso. 1000 posti, tutti numerati, tutti a sedere. Effetti visivi, effetti olfattivi, effetti termici.
Schermi giganti, schermi avvolgenti. Dolby, stereo digitale. Occhiali 3D, fibre ottiche. Poltrone ergonomiche, poltrone doppie. Poggiapiedi regolabili, braccioli porta bevande. Foyer di marmo rosa, tappeti di velluto blu.
Maschere strafighe, bigliettai in giacca e cravatta. Bibite giganti, bibite macrobiotiche, bibite analcoliche. Noccioline, pop-corn salati, pop-corn dolci.
Prime, anteprime, primissime. Quaranta minuti di pubblicità.. e poi un film di merda?!?
Se invece pensate che destra e sinistra non siano la stessa cosa.
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BloomCinema: una birra, un film e settantadue poltroncine. Tutte rosse.