IL RICCIO
"Madame Michel ha l'eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti."
Il film è liberamente tratto da « L'eleganza del riccio » di Muriel Barbery.
Sinossi
Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Due personaggi diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese che verrà ad abitare in un appartamento della palazzina.
Recensioni
Il film si concentra in gran parte sulla protagonista più giovane, annullando l'equilibrio a due voci del romanzo e relegando la vicenda di Renée a toni un po' troppo favolistici, ma ha il grande pregio di consegnarci un delicato ritratto d'infanzia, tratteggiato con una sensibilità tutta francese.
Mauro Gervasini – FilmTv.it
Il film di Mona Achache è in parte fedele al romanzo—ieri però la Barbery ha voluto prenderne le distanze — con qualche indovinata variazione. Meno citazioni letterarie, per esempio, per non appesantire troppo il racconto e la trasformazione della giovane Paloma da grafomane (nel libro scriveva pagine e pagine di diario) a video maker (nel film sceglie di affidare a una cinepresa le proprie riflessioni).
Paolo Mereghetti, Corriere della sera
L'esordiente Achache coglie il cuore de "L'eleganza del riccio", l'elegia dell'ascolto dell'altro che avvia il dinamismo emozionale e permette la vita, ma anche i suoi limiti, un esasperante esibizionismo culturale e una storia compiaciuta della propria sottigliezza, che confeziona meticolosamente e inverosimilmente "caso", dialoghi e monologhi. Il film come il romanzo rivela magnifici lampi nel grigio, che ci sollevano dalla mediocrità del cinema e delle letteratura contemporanea ma che non bastano a proiettarci al livello delle sue esperienze più dense di significato.
Marzia Gandolfi, Mymovies
Una nota legge del cinema recita che da un bel romanzo si ricava un brutto film e viceversa. Il caso de Il Riccio, sulle orme del famoso bestseller, rappresenta un'eccezione inutilmente complicata, nello spirito di questo curioso fenomeno letterario. Da un romanzo non bellissimo e magari sopravvalutato, è sortito un film non brutto ma sicuramente sottovalutato. Il Riccio ha altre qualità. La capacità di dipingere con pochi tratti, rispetto alle tirate filosofiche del testo, il penoso senso della vita dell'ipocrita alta borghesia francese. E soprattutto, la gigantesca interpretazione di Josiane Balasko, nella parte dell'eroina del romanzo, la portinaia autodidatta Renée Michel, il riccio, ispida e puntuta all'esterno quanto «terribilmente elegante» nell'anima. Curzio maltese, Repubblica
(...) E' una storia molto femminile e molto colta (...)
Alberto Crespi, l'Unità
Cast: Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride, Wladimir Yordanoff, Sarah Lepicard
Regia: Mona Achache
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 100'
Paese (anno): Francia Italia (2009)
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